Startup in Italia e finanziamenti9 min di lettura

Work for equity: come pagare lo sviluppo della startup con quote

Le quote sono la moneta più cara che hai: usale solo per un lavoro che le vale, e metti tutto per iscritto.

Una bilancia di vetro: su un piatto blocchi smerigliati incisi come righe di codice, sull'altro una fetta di cristallo lilla tagliata da una sfera
Work for equity
Forma di pagamento in cui chi presta un'opera o un servizio a una società riceve, in tutto o in parte, una partecipazione nel capitale (quote di srl, azioni o strumenti finanziari partecipativi) al posto del compenso in denaro. Non va confuso con le quote ai soci fondatori né con le stock option a dipendenti e amministratori, che seguono regole diverse.

Come funziona il work for equity in pratica?

Funziona in due modi, entrambi richiamati dalla legge italiana sulle startup innovative. Nel primo il fornitore apporta il proprio lavoro alla società e riceve quote o azioni. Nel secondo lavora come un fornitore normale, matura un credito (la fattura non pagata) e quel credito viene poi compensato con la sottoscrizione di un aumento di capitale: invece di incassare, entra nel capitale.

In entrambi i casi servono tre numeri decisi prima di scrivere una riga di codice: quanto vale il lavoro, quanto vale la società, quale percentuale ne deriva. Nel caso esaminato dall'Agenzia delle Entrate nel 2021, una società di consulenza ha ricevuto una quota di nuova emissione di valore pari al servizio reso, con il valore certificato da una perizia ai sensi dell'art. 2465 del codice civile (risposta n. 776/2021).

Le operazioni societarie (aumento di capitale, delibere, patti tra soci) passano dal notaio e si impostano con il commercialista. A te serve capire la logica, così arrivi a quegli incontri con le domande giuste.

Cosa prevede la legge italiana sul work for equity?

Prevede un regime fiscale di favore, non un obbligo. L'art. 27, comma 4, del DL 179/2012 stabilisce che azioni, quote e strumenti finanziari partecipativi emessi a fronte di opere e servizi resi a startup innovative o a incubatori certificati, o dei crediti maturati per quei servizi, non concorrono al reddito di chi li riceve, al momento dell'emissione o della compensazione. L'art. 4, comma 9, del DL 3/2015 estende la stessa regola alle PMI innovative.

La risposta n. 776/2021 dell'Agenzia delle Entrate chiarisce come leggere la norma. Quattro punti contano per un founder:

  • La tassazione è sospesa, non cancellata. Quando il fornitore cede le quote, le plusvalenze seguono i regimi ordinari previsti dal comma 5 dello stesso articolo.
  • Vale per servizi qualificati. Richiamando la circolare 16/E del 2014, l'Agenzia ritiene che l'agevolazione riguardi servizi di consulenza altamente qualificati, non apporti generici. Se il tuo caso rientri è una valutazione di fatto, che l'Agenzia nell'interpello non ha fatto.
  • Nessun vincolo alla vendita. A differenza degli strumenti dati a dipendenti, amministratori e collaboratori (comma 1), il comma 4 non limita la cessione delle quote ricevute.
  • Fuori da questi soggetti il regime non si applica. Se la società non è iscritta come startup innovativa, incubatore certificato o PMI innovativa, l'operazione segue le regole ordinarie, da valutare con il commercialista.

Conviene pagare lo sviluppo con quote invece che in denaro?

Conviene quando la cassa è il vincolo più duro e il fornitore porta qualcosa che non troveresti pagando: competenze rare, impegno di lungo periodo, credibilità davanti agli investitori. Non conviene quando compri ore di lavoro standard. Le quote sono la valuta più cara che hai, perché il loro valore cresce proprio se la startup va bene.

Denaro, quote o un mix: il confronto per fattori (tabella elaborata da MPN Group)
FattorePagamento in denaroWork for equity puroMix denaro e quote
Cassa della startupEsce subitoResta in aziendaEsce in parte
Diluizione dei fondatoriNessunaAlta, e pesa di più se la startup cresceContenuta
Incentivo del fornitoreConsegnare nei tempi e nel budgetFar crescere il valore della societàTutti e due
Rischio per il fornitoreBassoAlto: se la startup chiude, il lavoro non è pagatoMedio
Effetto sui round successiviNessunoUn socio in più da gestireUn socio in più, con una quota minore
Quando ha sensoLavoro ben definito, fornitore sostituibilePartner strategico e cassa quasi a zeroVuoi allineamento senza cedere troppo

Quanta equity dare a uno sviluppatore o a un'agenzia?

Quella che risulta dal rapporto tra il valore del lavoro e il valore della società dopo l'operazione: in astratto non esiste una percentuale giusta. Un esempio con numeri inventati: se il lavoro vale 40.000 euro a prezzi di mercato e la società vale 800.000 euro prima dell'operazione, il fornitore riceve 40.000 su 840.000, cioè circa il 4,8%.

Il punto delicato è la valutazione. In pre-seed nessuno conosce il valore vero di una startup, quindi ogni numero è una trattativa. Due accorgimenti riducono il rischio per entrambi: legare le quote a milestone (consegna dell'MVP, primi utenti paganti) invece di darle tutte all'inizio, e prevedere un vesting, cioè una maturazione graduale nel tempo.

4 anni

è la durata tipica del vesting in una startup, con un anno di cliff: al primo anniversario matura un quarto delle quote, poi 1/48 al meseFonte: Y Combinator, Understanding startup stock options (2020)

Lo schema dei quattro anni è pensato per chi resta a lungo, come dipendenti e fondatori. Per un'agenzia che consegna un perimetro definito funzionano meglio le milestone: la quota si guadagna man mano che il lavoro viene accettato. Se invece stai dividendo il capitale con chi diventerà socio operativo, la domanda è un'altra e la trattiamo nella guida sulle quote al socio tecnico.

Cosa scrivere nell'accordo di work for equity?

Tutto quello che, con un pagamento in denaro, chiuderebbe la fattura. Questa è la checklist che abbiamo costruito per i founder: sono le domande da portare all'avvocato e al commercialista, non un modello di contratto.

Checklist MPN per un accordo di work for equity

  1. Perimetro e criteri di accettazione

    Cosa viene consegnato, entro quando e come si decide che è finito. Senza criteri scritti nessuno sa quando la quota è stata guadagnata.

  2. Valore del lavoro e della società

    Prezzo di mercato del lavoro, valutazione della startup e metodo usato per stimarli, con perizia se serve.

  3. Strumento e momento

    Quote subito, strumenti finanziari partecipativi o credito compensato più avanti in un aumento di capitale: cambia il momento in cui il fornitore diventa socio.

  4. Milestone e vesting

    Quanta equity matura a ogni consegna e che fine fa la parte non maturata se il rapporto si interrompe.

  5. Proprietà del codice

    La direttiva 2009/24/CE dà al datore di lavoro i diritti economici sul software scritto da un dipendente nelle sue mansioni; un fornitore esterno non è un dipendente. Serve una cessione scritta dei diritti su codice, design e documentazione: la approfondiamo nella guida sulla proprietà del codice nel contratto.

  6. Lavoro dopo il lancio

    Bug, aggiornamenti, revisioni degli store, server e backup: chi se ne occupa e come viene pagato.

  7. Diritti del nuovo socio

    Informazione, voto e clausole di uscita come trascinamento (drag along) e covendita (tag along), allineati ai patti con gli altri soci prima del primo round.

  8. Uscita

    Cosa succede se il fornitore smette di lavorare, se la startup cambia direzione o se chiude.

Quali rischi corrono il founder e il fornitore?

Il founder rischia di cedere troppo, troppo presto, a qualcuno che poi non resta. Il fornitore rischia di lavorare mesi per una quota che vale zero se la startup chiude. Entrambi rischiano di arrivare al primo round con una tabella dei soci difficile da spiegare.

  • Diluizione. Quando entra nuovo capitale, ogni socio scende di percentuale: il fornitore deve saperlo, e tu devi sapere che gli investitori chiederanno chi possiede cosa e perché. Ne parliamo nella guida al seed round e ai business angel.
  • Tempi e qualità. Un fornitore pagato in quote ha poche leve per farsi pagare, ma anche tu ne hai poche per pretendere le scadenze: le milestone servono a entrambi.
  • Socio passivo. Un'agenzia che resta nel capitale anni dopo aver chiuso il lavoro è un socio da informare e da coinvolgere in ogni operazione sul capitale.
  • Valutazione gonfiata. Alzare il valore della società per cedere meno quote crea aspettative che il primo investitore potrebbe smentire.

Domande frequenti

Il work for equity si può fare con qualsiasi società?

Il regime fiscale dell'art. 27 del DL 179/2012 vale solo per startup innovative, incubatori certificati e, per estensione, PMI innovative. Fuori da questi casi l'operazione segue le regole ordinarie del diritto societario e fiscale, da impostare con notaio e commercialista.

Chi riceve le quote paga subito le tasse?

Se ricorrono i requisiti dell'art. 27, comma 4, no: le quote non concorrono al reddito al momento dell'emissione o della compensazione. Secondo l'Agenzia delle Entrate la tassazione è sospesa finché il fornitore non cede la partecipazione, e a quel punto le plusvalenze seguono i regimi ordinari (risposta n. 776/2021).

Serve una perizia per valutare il lavoro?

Nel caso esaminato dall'Agenzia nel 2021 il valore del servizio era certificato da una perizia ai sensi dell'art. 2465 del codice civile. Se e quando serve dipende dallo strumento scelto e dalla forma della società: chiedilo al notaio e al commercialista prima di firmare.

Il codice scritto in cambio di quote è della startup?

Non automaticamente. Le regole europee sul software danno al datore di lavoro i diritti economici sul codice scritto dai dipendenti, ma un fornitore esterno non è un dipendente. Nell'accordo serve una cessione completa e scritta dei diritti su codice, design e documentazione.

Che differenza c'è tra work for equity e quote al socio tecnico?

Il work for equity paga un lavoro definito con una quota proporzionata al suo valore. Le quote al socio tecnico riguardano chi entra nella società per restarci e guidare il prodotto: si ragiona su ruolo, impegno e vesting dei fondatori, non sul valore di una consegna.

Fonti

  1. DL 18 ottobre 2012, n. 179, art. 27 (Normattiva) (19 ottobre 2026)
  2. DL 24 gennaio 2015, n. 3, art. 4 (Normattiva) (19 ottobre 2026)
  3. Agenzia delle Entrate, risposta n. 776 del 10 novembre 2021 (work for equity con una start up innovativa) (19 ottobre 2026)
  4. Direttiva 2009/24/CE sulla tutela giuridica dei programmi per elaboratore (EUR-Lex) (19 ottobre 2026)
  5. Y Combinator, Understanding startup stock options (2020) (19 ottobre 2026)
  6. IRS, Publication 525 (2025): Taxable and Nontaxable Income (19 ottobre 2026)
  7. U.S. Copyright Office, Circular 30: Works Made for Hire (19 ottobre 2026)
  8. European Commission, EU Inc.: a new harmonised corporate legal regime (proposal, 18 March 2026) (19 ottobre 2026)

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